Una festa è molto più di una ricorrenza. È un tempo per fermarsi. Per ritrovarsi. Per tornare alle domande che contano.
È in questo spirito che la festa di San Girolamo 2026 ha messo al centro un incontro dedicato alla Sacra Sindone. Un momento chiave per riscoprire cosa genera e rigenera l'esperienza cristiana e cosa ha riscattato la morte e risurrezione di Cristo.
LA DOMANDA - Quanto è stata drammatica la morte di Cristo?
Da qui è partito il dott. Salvatore Serra, medico di Lamezia Terme. Una domanda diretta. Una risposta che scava.
Serra ha scelto il metodo giornalistico più essenziale: Chi? Cosa? Dove? Quando? Perché? Cinque domande per avvicinare il mistero. Per entrare nella storia dell'Uomo della Sindone.
Chi è? Un uomo condannato. Cosa ha subito? Tortura, crocifissione. Dove e quando? Nella Palestina del I secolo, sotto usi, tradizioni e consuetudini che Serra ha ricostruito con precisione riferendosi a storia, geografia, etnia, costume. Perché? È qui che la storia interroga la fede.
Ogni segno è stato letto come in una sala autoptica. Con rigore. Ogni ferita sul corpo di quell'Uomo come traccia. Ogni particolare ha ricomposto la drammaticità delle ultime ore di Cristo. La Sindone è diventata radiografia del dolore e annuncio di speranza.
Le immagini, forti e a tratti dure, hanno mostrato la violenza e il martirio. Non potevano essere edulcorate. Proprio per questo hanno reso evidente il cuore dell'incontro: non abbiamo guardato un'immagine, abbiamo guardato una Persona in carne ed ossa.
IL RACCONTO - Storia e fede che si tengono.
L'incontro ha tenuto insieme due piani. Da un lato la storia. La prima testimonianza certa in Europa è del 1353 a Lirey, in Francia, con il cavaliere Goffredo di Charny. Da lì la vicenda documentata della Sindone, che attraversa i secoli, popoli e continua a interrogare.
Dall'altro il significato. Al di là del dibattito storico e scientifico, resta un dato che tocca tutti: un corpo, un uomo, una sofferenza. Per la fede cristiana, il Figlio di Dio che entra fino in fondo nella condizione umana.
È questo il raccordo decisivo: la Sindone non chiude alla curiosità, apre alla fede. Non spiega tutto, ma rivela l'essenziale: Dio ha attraversato il dolore umano per riscattarlo.
IL SENSO - La festa come tempo di comunità e di spiritualità.
Introdotta dal parroco don Giovanni Maurello, la serata ha mostrato cosa è davvero una festa: non solo celebrazione, ma tempo di comunione, unità, convivenza e approfondimento. La comunità cresce quando si incontra, ascolta, prega, riflette e cammina insieme.
La Sindone non è solo storia. È opportunità. Per ciascuno. Davanti a quel Volto ogni persona è chiamata a interrogarsi, a riconoscere la propria sofferenza e a scoprire che non è sola. Che quel dolore è stato attraversato e riscattato.
Dalla Passione alla Risurrezione, dalla Croce alla vita quotidiana: quel Volto dice che Cristo ha consegnato se stesso per amore. Per tutti. Per ciascuno, indistintamente.
La festa finisce. L'opportunità che lascia resta: accorgersi che quell'Amore riguarda me, riguarda te, riguarda ognuno di noi.
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