È stata la Parola ad aprire la festa patronale di San Girolamo e a indicarne, fin dalla celebrazione inaugurale, il senso più profondo. Non una semplice ricorrenza inserita nel calendario della comunità, ma un percorso di fede che, per cinque giorni, fino al 4 ottobre, intende riportare al centro ciò che costituisce il fondamento della vita cristiana: l'ascolto della Parola di Dio e la sua capacità di entrare nella storia e nel cuore di ogni uomo.
La solenne celebrazione eucaristica, presieduta dal parroco don Giovanni Maurello, ha così rappresentato il momento di avvio di un cammino nel quale la dimensione liturgica e quella comunitaria si intrecciano con una domanda essenziale: che cosa significa, oggi, essere cristiani e vivere la fede in un tempo nel quale i riferimenti spirituali appaiono sempre più fragili?
La risposta indicata nell'omelia passa attraverso la Parola. È lì che Dio, secondo l'immagine proposta dal parroco, quasi «mendica» al cuore dell'uomo, chiedendo di essere accolto. Ed è ancora attraverso quella Parola che l'uomo può riconoscere Colui che lo ama «dalla notte dei tempi». Un'immagine forte, che restituisce alla Scrittura non il carattere di un testo relegato alla tradizione religiosa, ma quello di una presenza viva, capace di interpellare, scuotere e trasformare.
È questo il messaggio che dà particolare forza all'inizio della festa: la Parola non come semplice conoscenza, ma come incontro; non come memoria del passato, ma come possibilità di rigenerazione nel presente.
E proprio San Girolamo, patrono della parrocchia, diventa il testimone più autorevole di questo rapporto con le Scritture. Biblista, traduttore e padre della Chiesa, è ricordato soprattutto per la traduzione della Bibbia in latino, la cosiddetta Vulgata. A lui è attribuito il celebre ammonimento: «L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».
Parole che, riproposte nell'omelia, acquistano una particolare forza nel contesto della festa. Conoscere le Scritture, infatti, non significa soltanto approfondire un patrimonio religioso e culturale, ma conoscere più profondamente Cristo e, attraverso di Lui, comprendere il senso della propria fede. Da qui l'invito rivolto alla comunità a fare della Parola una compagnia quotidiana, non occasionale: una presenza capace di accompagnare le scelte, le inquietudini, le speranze e persino le fragilità della vita.
La festa patronale diventa così anche un'occasione per riscoprire l'essenziale. La celebrazione annuale non si limita a ricordare San Girolamo, ma ne raccoglie l'eredità spirituale, riproponendo alla comunità la necessità di tornare alle radici della fede. E la radice, per San Girolamo, è innanzitutto la Scrittura.
Un messaggio che si inserisce anche nel più ampio orizzonte ecclesiale contemporaneo, nel quale Papa Leone richiama frequentemente, nei suoi incontri e nei suoi interventi, il valore della Parola, della fede e della speranza. È un richiamo che assume particolare significato in una società attraversata da profondi cambiamenti e nella quale la tradizione cristiana rischia di perdere progressivamente spazio e capacità di incidere nella vita quotidiana.
È in questo scenario che la festa di San Girolamo intende proporre una risposta che parte dall'essenziale: tornare ad ascoltare, tornare a conoscere, tornare a vivere la Parola.
La parrocchia, istituita nel 1978 dal vescovo Girolamo Grillo, trova dunque nella figura del suo patrono una precisa identità. San Girolamo non è soltanto il nome al quale è dedicato il tempio, ma il riferimento di una comunità chiamata a mantenere vivo il rapporto con la Scrittura.
Da qui il significato dei cinque giorni di festa: un tempo per celebrare, incontrarsi e condividere, ma anche per lasciarsi interrogare da una Parola che, quando viene accolta, conserva intatta la sua forza penetrante. Una Parola che attraversa il tempo, raggiunge il cuore dell'uomo e può ancora oggi aprire uno spazio di speranza.
È questo, in fondo, l'orizzonte nel quale la comunità di San Girolamo si prepara a vivere la propria festa patronale: non soltanto celebrare un santo, ma lasciarsi nuovamente raggiungere dal messaggio che egli ha consegnato alla Chiesa: conoscere le Scritture per conoscere Cristo e, attraverso questo incontro, ritrovare il senso autentico della propria fede.
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