Per qualche ora lo sguardo si stacca dalla quotidianità e si alza. È il richiamo della bellezza che spinge l'uomo a interrogarsi sul senso della vita.
La fede ricorda il martirio di San Lorenzo, diacono romano ucciso nel 258 d.C. sulla graticola per aver difeso i poveri. La tradizione vede nelle scie luminose le "lacrime infuocate" del santo.
La poesia ha consacrato questa data con "X Agosto" di Giovanni Pascoli, scritta nel 1896 per ricordare l'uccisione del padre avvenuta il 10 agosto 1867. Le stelle cadenti diventano le lacrime del cielo per i dolori degli uomini.
La scienza spiega che non sono stelle, ma frammenti delle Perseidi: residui della Cometa Swift-Tuttle che, entrando in atmosfera, si incendiano e creano scie luminose.
Tre linguaggi diversi per dire la stessa cosa: il bisogno di meraviglia e di senso.
La notte di San Lorenzo ci ricorda che l'universo è più grande delle nostre certezze. La scienza descrive, la poesia emoziona, la fede dà compimento. E in questo incontro il cielo continua a parlare al cuore dell'uomo.
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