L'obiettivo? Altro che Champions League. In comune accordo con il Parroco, il ricavato dell'iniziativa è stato devoluto all'Obolo di San Pietro per la carità del Papa, con un pensiero speciale e colmo di affetto rivolto alla tragedia che sta attraversando il Venezuela.
Tattica, schemi e "te lo avevo detto"
L'evento non è stato un semplice "quattro calci al pallone", ma una macchina organizzativa perfetta che ha coinvolto l'intera comunità, grandi e giovani. Ognuno ha fatto la sua parte, reclutando "atleti dell'ultima ora" (e se qualcuno è rimasto fuori, nessuna polemica: è stata solo una svista da calciomercato parrocchiale!).
I giorni precedenti sono stati ad altissima tensione strategica. Tra le panchine si è discusso di tattica, schemi e diagonali difensive. Ma soprattutto, si è cercato un piano di fuga per salvarsi dalle storiche e implacabili lamentele delle mogli:
"Te lo avevo detto che non dovevi giocare, che sei fatto vecchio".
Lividi, pon-pon e la "Domenica Sportiva" parrocchiale
Il campo ha decretato il verdetto: è stata una partita faticosa, con qualche livido di troppo e una stanchezza epica, ma ne è valsa davvero la pena. Vedere i ragazzi giocare con i "diversamente giovani" senza alcuna difficoltà è stato un bellissimo segno di maturità e di quello spirito di comunione che costruisce la comunità.
Intorno al rettangolo verde, lo spettacolo non è stato da meno. C'è stato chi ha preparato i pon pon per un tifo da stadio, chi ha improvvisato una simpatica telecronaca e chi ha realizzato il video ufficiale dell'incontro, un montaggio degno erede della mitica Domenica Sportiva.
Come amava dire Johan Cruyff:
"Giocare a calcio è molto semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia".
E a San Girolamo, nella semplicità, si sono divertiti tutti. I "senior" sono riusciti a trasmettere ai ragazzi il valore della sana competitività, quella buona che non prevarica l'altro, incarnando perfettamente il noto messaggio:
"Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia".
Il bilancio finale: "A quando la prossima?"
Prima del fischio d'inizio l'atmosfera nello spogliatoio ricordava una corsia di ortopedia: si faceva la conta degli acciacchi e ci si chiedeva se qualcuno sarebbe scoppiato dopo appena cinque minuti. Invece, sostenendosi a vicenda e senza mai perdere il sorriso, tutti sono arrivati al novantesimo (o giù di lì).
È stato un momento magico per vedere in campo padri e figli, zii e nipoti, tutti a rincorrere quel pallone che ha riportato l'orologio indietro nel tempo. A quando, da bambini, bastavano un pallone e un piccolo spazio per essere felici e costruire amicizie eterne.
Oggi la parrocchia si sveglia un po' "rotta", con qualche acido lattico di troppo, ma con il cuore decisamente più grande. Tra un flacone di pomata e l'altro, qualche temerario ha già lanciato la sfida: "A quando la prossima?". Il tempo di recuperare le forze e la PSG scenderà di nuovo in campo. Perché la solidarietà non molla mai.
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